Gavia e Mortirolo in giornata

Breve ma intenso. Gavia e Mortirolo in giornata da Borgotaro. Sabato 11 agosto siamo partiti dal nostro paesello della Val Taro per sbarcare a Monno, provincia di Brescia. Ci siamo fin da subito dimostrarti un po’ indecisi sul percorso ma dentro di noi era pronta una sola aspirazione: conquistare il Gavia. Quando ci si avvicina ad un mostro sacro delle Alpi, si prepara prima di tutto lo spirito. Per quanto riguarda gambe, cuore e polmoni, pazienza, non si può rimediare.

Eravamo una decina, in fila verso Ponte di Legno, senza alcuna fretta. Ogni tanto, lo sguardo veniva rivolto verso l’alto, ma il nostro obiettivo era ancora nascosto dai pini. Usciamo da Ponte di Legno e finalmente si inizia ad aggredire il passo. Per noi cicloamatori, la sensazione che si prova è a metà fra l’eccitazione e la prudenza. Mai un colpo di pedale di troppo; come per gli alpinisti, ci poniamo in secondo piano rispetto alla montagna. Si affrontano i tornanti dentro il bosco di pini; il traffico crea imbarazzo. Auto fra loro incastrate: non si va ne avanti né indietro. Pazienza, noi con le bici passiamo. Dal tornante di sotto e tramite gli aghi di pino, ci giunge l’onda dirompente di una voce conosciuta. Parole non ripetibili, pronunciate con ragione che travolgono i motociclisti che stanno bloccando il traffico. Presto riconosciamo la voce: è uno di noi. Quindi scoppiamo a ridere! Quel momento non ci ha fatto pensare, per un attimo, alla fatica.

Lo spettacolo offerto dalla montagna rincara la dose. Siamo poco prima della buia galleria e attorno solo rocce color oro e bronzo. Aspettiamo il lago e soprattutto di vivere i passaggi che abbiamo solo visto in televisione. È tutto fantastico, la fatica non la sentiamo più anche se il passo non è sicuramente da campioni. Godiamo tutto. Incontriamo una giovane ragazza con una mountain bike che aveva l’aria di essere stata messa a disposizione da uno degli hotel di Ponte di Legno. Il casco gli cade verso la nuca e nelle gambe ancora tanta determinazione. Non potevamo che farle i nostri complimenti.

Una breve sosta sul Gavia, conquistato con relativa semplicità e poi via, alcuni di noi si sono lanciati verso una scommessa: il Mortirolo. Una discesa impegnativa che ha avuto il sapore del salto nel vuoto. Ad ogni tornante mi ripetevo: sempre più lontano dal punto di non ritorno. Ma chi se ne frega.

Da Bormio abbiamo proseguito verso Grosio. Dalle nostre riserve capivamo che avevamo solo il permesso di salire da Grosio, il lato dolce. Abbiamo poi messo in discussione quell’aggettivo: dolce. Il Mortirolo: un mostro sacro dalle quali fauci occorre passare almeno una volta. Questo pensiero già passava dentro di noi lungo il Gavia. Per il sottoscritto è stato un calvario. Grande parte della sfida la si affronta all’interno del bosco e quei maledetti cartelli che indicano pendenza e lunghezza del segmento, li ho odiati. Un caldo atroce, il cigolio del pedale non teneva affatto compagnia. Un segmento dopo l’altro; ci si aspetta il botto che non arriva mai. Siamo sempre su pendenze costanti; solo alcune fiammate che stroncano ovviamente. Ma il mostro non ha dato zampate da lacerare i muscoli. Ci ha consumato piano piano. Si incrocia la strada che sale da Mazzo, il lato più crudo ma che fa la storia. Peccato non avere potuto salutare Pantani che si trova molto più giù. Si prosegue e si arriva ai prati. Lassù c’è la stele. A sinistra una baita di legno dove stanno festeggiando: birra e anguria. Non capisco bene se mi piacerebbe fermarmi. Meglio proseguire. Gli ultimi colpi di pedale sono come macigni; è stato come avere le scarpe foderate di calcestruzzo, ma in cima ci si arriva. Bella esperienza il Mortirolo; proveremo da Mazzo ma non mi innamorerò.

Si torna nel nostro paesello condividendo le impressioni. Gavia e Mortirolo in giornata. Ciclismo amatoriale, tanto per scoprire le strade dove passano i grandi.

Buone pedalate a tutti!


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